A ORIOLO NASCE L’ASSOCIAZIONE DEI BORGHI PIU’ BELLI DI CALABRIA

Si è costituita a fine agosto ad Oriolo l’associazione dei Borghi più Belli di Calabria, passaggio formale espletato nel corso dell’ultima assemblea del direttivo dei borghi calabresi aderenti al Club dei Borghi più Belli d’Italia.  Quasi tutti presenti i sindaci e i delegati dei comuni aderenti che entreranno a far parte di questa associazione, tra questi Oriolo, Aieta, Bova, Fiumefreddo Bruzio, Altomonte, Scilla, Santa Severina, Civita, Morano Calabro,  Gerace e Stilo. #borghiviaggioitaliano

Oriolo

Il nome
Documenti del XII secolo redatti in greco riportano il toponimo Orzoùlon e Orgiòlou, derivante dal latino Hordeolus, ovvero “chicco d’orzo”.

La storia
Oriolo, alle falde di una montagna, il Pollino, che scende lentamente al mare, è una crepa che si allarga, ma in qualche modo riesce a non mollare la presa intorno al suo castello, oggetto di un recente restauro. Come si vede salendo a piedi dalla chiesetta della Madonna della Virtù, il borgo è rimasto intatto nella sua struttura: ha però bisogno di essere salvato dall’abbandono.
Sgusciando fave sulla porta di casa, un’anziana ci guarda salire al castello, il cui aspetto attuale è di epoca aragonese, a pianta quadrangolare. Oriolo dapprima fu feudo dei Sanseverino da Salerno, poi, nel XVI secolo, divenne marchesato dei Pignone del Carretto: il loro stemma con le cinque pigne sovrasta l’ingresso della fortezza, eretta prima del 1221, anno in cui – riportano le cronache – è già un possedimento di Federico II di Svevia.
Le origini del luogo sono molto più antiche, se è vero che il kàstron Orzoulon, in posizione dominante sul fiume Ferro, era una delle venticinque città che la potente Sibari teneva sotto di sé, all’apice del suo splendore. Il fiume, chiamato Akalandro dai Greci, segnava il confine tra i territori di Sibari e di Siri, quindi andava presidiato. Caduta Sibari, Oriolo subì un lungo periodo di decadenza fino all’alba del Mille, quando tornò ad avere un ruolo come baluardo contro le incursioni dei Saraceni. Il castello divenne rifugio fino a tutto il Seicento per le popolazioni costiere terrorizzate dai pirati: resta nella storia la devastazione portata nel 902 da Ibrahim Ibn Ahmed, il condottiero musulmano che praticava la guerra santa contro gli infedeli. Le torri d’avvistamento costruite sulle rive dell’Alto Jonio, come quelle di Albidona e Villapiana, avevano lo scopo di segnalare l’arrivo dei Saraceni.
Oriolo ha un impianto urbanistico seicentesco: i palazzi nobiliari si affacciano sulla strada principale, che attraversa l’intero abitato e collega la residenza del feudatario con le mura di cinta quattrocentesche, ridotte a ruderi. Di fronte al castello sorge la chiesa Madre dedicata a San Giorgio, di origine normanna, come mostrano i due leoni posti a guardia della porta centrale, risalenti al 1264. All’interno, pregevoli sono la statua lignea della Madonna con Bambino, quattrocentesca, e il monumentale altare ligneo barocco.

giorgia

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